SEBASTIANO SOMMA “I suoi primi 40 anni”

Oggi ho il piacere e l’onore di intervistare un caro amico, il grandissimo Sebastiano Somma, attore a tutto tondo, che si destreggia magistralmente tra teatro, cinema e tv e che di ogni personaggio e in ogni storia riesce sempre a trasmettere l’essenza.

Sebastiano, cosa significa per te uno stile di vita sano?

Sebastiano Somma

Foto: Andrea Ciccalè

E’ una cosa che, devo essere sincero, sto acquisendo in maniera un po’ più attenta e scrupolosa negli anni.
Ho sempre fatto sport, pallavolo, canottaggio, tennis, e calcio, gli sport di squadra mi sono sempre appartenuti di più, perché amo condividere le esperienze e le emozioni con altri.

Con il calcio mi sono tenuto in forma per tanto tempo, e mi ha dato anche gioie straordinarie quando sono entrato nella Nazionale Attori. Ho nel cuore un ricordo indelebile, l’incontro con Diego Armando Maradona e con Massimo Troisi, una partita storica.

Sebastiano Somma

In campo nell’ex Stadio San Paolo con Maradona e Jimmy Ghione, Foto: Sebastiano Somma

Ovviamente l’obiettivo era raccogliere fondi, andare negli ospedali e stare vicino alle persone in situazioni difficili. Con la squadra abbiamo sostenuto centinaia e centinaia di associazioni che ancora oggi operano sul campo e di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi per ciò che fanno.

Per completare il discorso iniziale sul mio stile di vista sano, ho chiaramente puntato l’attenzione su un aspetto che invece prima trascuravo un po’, l’alimentazione, purtroppo tra orari di teatro e eventi itineranti, mi capita spesso di mangiare fuori casa e purtroppo trasgredire.

Vogliamo renderti omaggio e farti i complimenti, per questi tuoi 40 anni carriera. Sei stato sempre un bel ragazzo e sei un bell’uomo oggi, ti ha aiutato nel tuo percorso professionale?
Indubbiamente in alcuni passaggi nella mia vita, soprattutto in gioventù, l’aspetto fisico mi è servito perché mi ha aperto un po’ di strada, ma non mi sono mai adagiato su questo, mi sono sempre voluto impegnare sui contenuti, sul lavoro, sulla professione, sulla conoscenza, sul mezzo espressivo, anche nel fotoromanzo. E’ stato uno spaccato di vita socio culturale che ha raccontato il costume del nostro paese.
Tanti straordinari nomi li hanno interpretati, tra questi Sofia Loren, Mike Bongiorno, Alberto Sordi, e tanti altri.

Sebastiano Somma

Ai tempi dei Fotoromanzi “Lancio” quando si chiamava “Chris Olsen”

Venivano esportati in tutto il mondo, e nei miei esordi con la “Lancio” nel 1982 assunsi un nome d’arte a cui ancora oggi sono affettivamente legato “Chris Olsen”. I Fotoromanzi venivano tradotti ed esportati in tutto il mondo, bellissime storie d’amore che spesso toccavano anche argomenti importanti di attualità.

Per tornare alla tua domanda iniziale, l’aspetto fisico sicuramente mi ha dato ma poi, ad un certo punto, mi ha anche tolto, l’essere carino oppure aver interpretato i fotoromanzi appariva una cosa negativa, ho sudato veramente le classiche sette camicie prima di imporre la mia professionalità. Non a caso la prima occasione, il primo successo, è arrivato intorno ai quarant’anni quando fui chiamato per fare un provino dal regista Luigi Perelli per una serie tv che ha avuto un grande successo e che si chiamava “Sospetti”

Certo, ricordo che non c’era persona in Italia che non seguisse le vicende del magistrato Luca Bartoli, la serie tv considerata tra le migliori fiction di sempre

Sebastiano Somma

Il prezioso Oscar TV ricevuto per la serie Rai “Sospetti 2” di Gianni Lepre, Foto: Sebastiano Somma

Sì è stata una serie di grandissimo successo prodotta da Sergio Silva per Rai fiction, esportata ovunque, tradotta in tutte le lingue del mondo. Ha avuto ascolti record, fino a 11 milioni di telespettatori, che mi ha dato anche la possibilità di vincere l’Oscar TV (nota db: l’equivalente del premio David di Donatello per il cinema). Eh sì, era proprio l’Oscar e lo abbiamo vinto, e io conservo gelosamente la statuetta, il mio primo premio importante nella vita, che mi fu dato come protagonista della serie che in quel caso era diretta da Gianni Lepre, Sospetti 2, mentre la prima e la terza stagione furono dirette da Luigi Perelli.
Voglio per un attimo tornare al patinato mondo del fotoromanzo e citare un evento straordinario a cui ho partecipato pochi anni fa, e che è stato realizzato dalla rivista Grand Hotel, dove abbiamo potuto raccontare una storia ambientata nel mondo della disabilità, con tutti i protagonisti del teatro Patologico diretti Dario D’Ambrosi, con cui collaboro.
È stato davvero emozionante e mi piace ringraziare gli amici di Grand Hotel che hanno voluto raccontare una storia diversa con ragazzi diversamente abili come protagonisti assoluti.

Altro momento importante della tua carriera è arrivato con “Un caso di coscienza”, nei panni dell’avvocato Rocco Tasca, diretto sempre da Luigi Perelli, e con grandi sceneggiatori d’eccezione come il giornalista, grande amico, Andrea Purgatori, Jim Carrington, e nel cast c’erano Loredana Cannata, Barbara Livi, Elisabetta Gardini, Francesco Pannofino, Stephan Danailov, Vanessa Gravina. Quale è il lavoro che ricordi con particolare affetto?

Sebastiano Somma

Olivia Hussey in “Madre Teresa di Calcutta”, Foto: Sebastiano Somma

Sono legato ad ognuno dei lavori che ti ho citato e di tutte le esperienze che mi hanno formato, e sono orgoglioso di aver raccontato le gesta di Giovanni Palatucci in “Senza Confini”, l’ultimo questore di Fiume che ha salvato migliaia di ebrei e che è morto a soli 36 anni all’interno del campo di concentramento di Dachau, e la miniserie “Madre Teresa”, altro grande successo insieme a Olivia Hussey, che era Madre Teresa di Calcutta, dove interpretavo padre Serrano mandato dal Vaticano per capire chi fosse questa donnina che voleva istituire un altro ordine religioso, Le missionarie della Carità. Un’esperienza straordinaria, due mesi in Sri Lanka, con la regia di Fabrizio Costa, lo stesso regista di “Senza Confini”, una co-produzione della Lux Internazionale, con Laura Morante, Michael Mendl, Enzo de Caro, e poi “La bambina dalle mani sporche”, tratto dal romanzo di Giampaolo Pansa, diretto da Renzo Martinelli, con Ornella Muti, Remo Girone, Philippe Leroy, Giuliano Gemma, e poi ancora “Nati ieri” la lunga serie per Canale 5, diretta da due registi importanti come Luca Miniero e Paolo Genovese, con Vittoria Belvedere, Ettore Bassi, Lina Sastri, nella quale ho voluto e dovuto fare pratica perché nella serie ho fatto nascere tanti bambini, e di questo devo ringraziare il Prof. Salvatore Alberico dell’Ospedale “Burlo Garofalo” di Trieste che mi ha aiutato nel ruolo di ginecologo, e infine l’ultima opera “Lupo Bianco” dove ho avuto l’onore di interpretare Carlo Olmo, filantropo Vercellese, che nel momento della pandemia ha fatto delle cose incredibili, con la regia Tony Gangitano e prodotto da Antonio Chiaramonte, in onda su Prime Video. Insomma tanta tanta roba, e anche tanto teatro.

Sebastiano Somma

Con Carol Alt ne “I miei primi 40 anni” di Carlo Vanzina, Foto: Sebastiano Somma

Agli occhi di tutti sei un grande attore, un attore impegnato, non di quelli da filmetti leggeri
Ma veramente io ho fatto anche quelli, non nascondo nulla delle cose che ho fatto.
La mia vita è stata un percorso ad ostacoli, a volte mi sono fatto male, però è stato un percorso prezioso… Sono stato fortunato perché, piano piano, col tempo, ho imparato a scegliere e poi ho potuto a scegliere.
All’inizio mi sono trasferito da Napoli a Roma, un mondo assolutamente nuovo, e ho fatto un po’ di tutto, il mio primo film è stato “Nu jeans e ‘na maglietta” di Mariano Laurenti con il mitico Nino D’Angelo, facevo teatro, quello vero, avevo 20 anni e facevo già in tournée in Italia e all’estero con Rosalia Maggio, con Aldo Giuffrè, grandi interpreti del teatro napoletano, ho avuto la fortuna di essere stato diretto da Giorgio Albertazzi, e da Gigi Proietti, con cui ho avuto la possibilità di sperimentare la parte brillante, far sorridere, grazie alle mie inaspettate trasformazioni. Come tu sai Bruno ho sempre alternato televisione, cinema, teatro, conduzione televisiva e di spettacoli, difficile raccontare tutte le esperienze avute in questi 40 anni di attività.

Sebastiano Somma

Film di Emiliano Locatelli “Il Diavolo è Dragan Cygan”, protagonista Enzo Salvi

Cosa hai in programma?
Intanto c’è un interessante il film al cinema, un’Opera Prima di Emiliano Locatelli, “Il Diavolo è Dragan Cygan”, il protagonista è Enzo Salvi, attore comico romano ma qui in un ruolo drammatico, molto bravo devo dire, con un cast importante tra cui Adolfo Margiotta, anche lui campano Doc.

Poi ho un piccolo ruolo nel nuovo film di Alessandro Siani “Succede anche nelle migliori famiglie”. Conosco Alessandro da tanti anni ma non l’ho mai frequentato nella vita, ho condiviso con lui anche partite di calcio nella Nazionale Attori, ma non lo conoscevo artisticamente e devo dire che mi ha sorpreso, una bella persona, un bravo regista, un uomo dotato di grande sensibilità artistica e umana.

Sebastiano Somma

Con Alessandro Siani, Cristiana Capotondi e Dino Abbrescia durante le riprese di “Succede anche nelle migliori famiglie” il nuovo film di Alessandro Siani, Foto: Sebastiano Somma

Una produzione Italian International Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema, nelle sale l’1 gennaio 2024, interpretato da Alessandro Siani, Cristiana Capotondi, Dino Abbrescia. Inoltre sarò presente in un altro film, di Luciano Luminelli, una produzione indipendente girata tra Veneto e Lazio, che si chiama “72 ore” e che uscirà in primavera.
Ho fatto anche una partecipazione in una fiction RAI per Rai 1, molto bella, che racconta la storia di Goffredo Mameli e del nostro Inno Nazionale con la regia di Luca Lucini e Agostino Panini. Mi sono divertito a fare questa piccola partecipazione, un generale francese, questa figura risorgimentale, ma dovete sapere che l’ho girata quest’estate con un caldo allucinante e con questi vestiti addosso, che erano pesantissimi, di lana, signori miei vi lascio immaginare… queste sono le gioie e dolori del nostro mestiere.

Sebastiano Somma

Sul red carpet a Venezia con la moglie, l’attrice Morgana Forcella (coprotagonista nel film “Lupo Bianco”) e la figlia Cartisia.

Il teatro comunque resta un punto fermo della tua vita e del tuo equilibrio?
Si certo, anzi negli ultimi anni mi sono dedicato anche a regie di spettacoli conditi da tanta musica. Insieme a Liberato Santarpino, che ne è l’autore, ho realizzato come regista e interprete, insieme a tanti musicisti, “Lucio incontra Lucio” dedicato appunto ai due grandi della musica Dalla e Battisti. Altri spettacoli che mi vedono impegnato sono “Matilde, l’amore proibito di Pablo Neruda”, che vede nel ruolo della protagonista mia moglie Morgana Forcella, che tra l’altro mi ha diretto in un lavoro da lei scritto, che racconta una pagina di storia delicata sulla comunità ebraica di Roma, andato in scena quest’estate per il Festival Ebraica dal titolo “Quel sabato nero del 43”, poi con mia figlia Cartisia racconto le vicende di Santiago ne “Il vecchio e il mare” di Hemingway, e infine un omaggio a De André, a cura di Rocco De Bernardis, con varie date tra cui il 30 novembre ad Altamura (BA) e il 17 marzo a Ferrandina (MT).

Come è stato essere diretto da tua moglie?
Morgana ha una capacità introspettiva molto alta, scrive benissimo di cose delicate e importati, e ha le idee molto chiare nella realizzazione di queste opere. Mi sono divertito molto.

Sebastiano Somma

Il lavoro e lo straordinario rapporto che hai sempre avuto con le persone ti hanno portato a vivere momenti unici, raccontaci qualche tua emozione
Ti dico che il 9 settembre di quest’anno, ero a Positano con “Lucio incontra Lucio”, una presenza voluta fortemente da Giulia Talamo che si occupa di rassegne, e a fine spettacolo, a sorpresa, il sindaco di Positano Giuseppe Guida mi ha conferito l’onorificenza di “Ambasciatore della città di Positano”. Mi ha reso veramente felice perché essere baciato dalla città che in ogni suo angolo rappresenta i miei ricordi dell’adolescenza, i momenti belli della mia vita, è stato veramente meraviglioso. E che dire di Trieste, tra i miei 40 anni di attività questa è una delle pagine più belle e indelebili, fatta di rapporti con le persone, per cui l’attuale sindaco Roberto Dipiazza, mi ha dato “Il Sigillo Trecentesco della Città”, un’onorificenza straordinaria di grande stima e valore.
Ma sono legato a Trieste anche grazie alla Fondazione “Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin” che si occupa di bambini vittime della guerra di tutto il mondo nata per onorare la scomparsa dei giornalisti e operatori che appartenevano per la TGR Friuli Venezia Giulia, morti durante i servizi che stavano realizzando. Insomma quando veramente entri in contatto con le persone e le realtà dei luoghi, per me non è soltanto lavorare in quel posto, per me è lasciarci il cuore.
E infine, parlando della nostra splendida penisola, ho ricevuto il prestigioso “Premio Internazionale D’Angiò”, organizzato da Lorenzo Fallocco, in una deliziosa cittadina d’Abruzzo, che si chiama Scurcola Marsicana.

Dopo 40 anni di carriera di forti legami e bellissimi ricordi ne avrai ancora tantissimi?
Si, e ti do anche questa notizia in anteprima, sto pensando proprio alla realizzazione di un libro autobiografico assieme al giornalista Giampaolo Polesini, ma poi ne parleremo in maniera più approfondita alla prossima intervista.

Spettacoli in programma

“Lucio incontra Lucio”
17 gennaio – Este (PD)
11 febbraio – Rieti
febbraio – Noventa del Piave (VE)
23/24/25 febbraio – Teatro Ghione, Roma
8 marzo – Teatro la Contrada, Trieste

Condividi