Il lato oscuro dell’amore: prevenire, soccorrere, ricordare, non solo il 25 novembre!
Per intendersi, a scopo paradigmatico, si pensi che un eventuale abuso, qualora l’interessata fosse caratterizzata da bassa autostima, o da uno stile di attaccamento “insicuro”, potrebbe essere addirittura da lei stessa vissuto (a livello interiore) come un “giusto trattamento da subire” perché “colpevole”, o “difettosa”, o “indegna” di essere amata o rispettata o valorizzata, etc. Ecco perché la aggressione non può risolversi a senso unico quando, purtroppo, la stessa vittima si offre passivamente come inconsapevole “complice” del suo carnefice.
Come si diceva, i fattori di protezione sono parametri molto importanti nella previsione e nella organizzazione della autodifesa delle donne a rischio. Per intendersi meglio, quando si parla di elevata scolarizzazione si allude alle risorse che di solito possono essere più facilmente attivate quando si hanno conoscenze più ampie soprattutto in merito ai propri diritti e alle norme vigenti sulla difesa dell’integrità psico-fisica del cittadino. Ma tale buona scolarizzazione viene molto spesso a vanificarsi quando l’interessata non ha adeguata autostima o se è segnata da uno stile di legame affettivo di tipo “insicuro”. Tale insicurezza purtroppo si determina nei primi 7 anni di vita sul modello del rapporto con i genitori (affettuosi realmente o solo formalmente, attenti alle esigenze della prole o alle proprie, affidabili o no, coerenti o no, presenti o meno nel rapporto emotivo, etc.).
In assenza di opportuni fattori di protezione una donna sarà più esposta sia a non riconoscere sin da subito un uomo “sbagliato”, sia farà più fatica a liberarsene o a difendersi in tempo ed efficacemente da lui.
Nella strategia di coping, cioè su come saper fronteggiare una situazione di questo genere di difficoltà, possono essere annoverate alcune delle seguenti “tattiche”:
- muoversi con o muoversi verso attivando uno sforzo discorsivo volto a interagire con modalità dialettiche (e non solo manesche) di descalation delle tensioni o convincenti come, ad esempio: saper fermare la violenza riportando il confronto sulla discussione verbale, criticare inducendo comprensione nell’interlocutore, affermare con assertività le proprie ragioni riequilibrando le pretese altrui, saper negoziare prima di una eventuale effettiva riconciliazione (ma solo qualora sia possibile e conveniente riconciliarsi). A ogni buon conto è una tattica utile solo se vale la pena salvaguardare il rapporto quando si tratta di attraversare una semplice criticità transitoria breve. Infatti, non va mai dimenticato il monito latino “Semel brutus, semper brutus”, cioè una persona capace di brutalità potrà esercitare anche altre volte tale sua deteriore prerogativa, dunque di solito è meglio liberarsi di un partner violento che sperare di “rieducarlo”. In particolare, nello stalking tale tattica è per lo più perdente perché consente al persecutore di restare in contatto con la vittima la quale, invece, dovrebbe avere come unico obiettivo quello di aumentare il distanziamento fino al distacco assoluto.
- muoversi contro. Tale tattica di solito è controproducente perché è ben difficile che un persecutore possa essere scoraggiato dalla “forza” fisica di una donna, mentre le eventuali percosse di lei gli procurerebbero la scusante per picchiarla più forte di prima. Anche poco consigliabile il ricorso a minacce o a veri e propri agguati da parte di fratelli, amici o cugini premurosi: si rischiano denunce e quindi di passare dalla parte del torto. Solo le vie legali sono realisticamente “protettive” pur nella eccessiva lentezza dei tempi di Giustizia.
- muoversi lontano. Molto semplicemente si tratta di concentrarsi su come azzerare le occasioni di contatto con il molestatore.
- muoversi verso l’interno. È una modalità che parte dalla riflessione su se stessa circa il “come mai mi sono venuta a trovare in una situazione di questo tipo?”. È ovvio che un percorso orientato alla metacognizione espone al rischio, qualora in assenza dell’opportuno supporto psicoterapico, di un effetto boomerang di tipo depressivo o autoaccusatorio con il pericolo di fare ricorso all’alcool o a droghe o al ritiro sociale intra punitivo. Invece, ragionare in termini introspettivi all’interno di un setting psicoterapico è indubbiamente utile e costituisce una occasione di crescita esistenziale anche oltre e al di là della vicenda persecutoria.
- muoversi verso l’esterno. Consiste nel saper fare ricorso tempestivamente alle Agenzie deputate al problema a cominciare dalle Forze dell’Ordine. Per fortuna in Italia esistono Associazioni, Centri di Ascolto e di Accoglienza con esperti della materia che possono dare quel supporto opportuno alle donne in difficoltà. Ciò che difetta è la quantità di “abitazioni di emergenza” in tempo reale per donne che sono esposte in maniera cogente a violenze insostenibili che troppo spesso vedono i figli testimoni e traumatizzati da tali episodi ricorrenti.
Infine, si ricorda che è indispensabile che venga ulteriormente amplificata la rete sociale a protezione di queste circostanze affinché nessuna donna debba mai sentirsi “sola” al cospetto di certi pericoli, soprattutto quando gli artefici sono così vili e definibili come veri e propri “nemici intimi” nella sua vita.
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