Invecchiamento della popolazione e sostenibilità del Servizio Sanitario. Come possono essere migliorati i servizi delle RSA?

Intervista a Maria Mamone, Segretario Generale Snalv e Confsal e Vice-Segretario Generale Confsal

Maria Mamone

Foto Maria Mamone

L’invecchiamento della popolazione è una sfida complessa per i sistemi sanitari in tutto il mondo. In Italia, la situazione non è diversa. Nelle strutture socio-sanitarie di tipo residenziale che offrono assistenza e cure agli anziani non autosufficienti che non possono stare alle proprie case (RSA), l’età media di ingresso si è elevata negli ultimi anni. Attualmente, il 73,5% degli anziani ospitati ha più di ottant’anni e presenta condizioni di salute significativamente compromesse. Per garantire loro una migliore qualità di vita è necessaria un’assistenza sempre più specializzata.
Tuttavia, il personale delle RSA composto da infermieri, medici e operatori socio-sanitari, è oggi in una situazione particolarmente difficile a partire dalla carenza di personale, burnout e stress lavorativo, fino alla mancata valorizzazione contrattuale e retributiva.

Maria Mamone

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Approfondiamo l’argomento con Maria Mamone, Segretario Generale Snalv Confsal e Vice-Segretario Generale Confsal (www.snalv.it).

Quale è lo stato di salute dei lavoratori delle RSA italiane (Residenze Sanitarie Assistenziali), cruciali in un Paese, come l’Italia, soggetto a un progressivo invecchiamento della popolazione?

Lo stato di salute dei lavoratori delle RSA italiane è precario e alquanto grave. I sindacati autonomi Snalv Confsal e Confsal sostengono da tempo che il comparto dell’assistenza agli anziani è vicino al collasso e denunciano, da un lato, il Governo e le istituzioni pubbliche che ignorano i problemi del sistema dell’accreditamento, rivelatosi fallimentare sotto vari aspetti e, dall’altro, i datori di lavoro che lamentano una profonda crisi finanziaria e l’impossibilità di aumentare gli stipendi dei propri dipendenti. Il settore dell’assistenza socio-sanitaria è in una fase cruciale: a causa dell’invecchiamento della popolazione, la richiesta di cure e servizi è in perenne aumento ma il sistema italiano non è ancora pronto a soddisfare il crescente fabbisogno.

Possiamo fornire dei numeri sul settore?

In base all’ultima rivelazione Istat (13 novembre 2023), in Italia, al 1° gennaio 2022, i presidi residenziali attivi erano 12.576, con un’offerta complessiva pari a 414 mila posti letto (di cui soltanto l’11% al Sud) e gli ospiti 356.556, dei quali oltre tre su quattro anziani. I lavoratori impiegati in queste strutture sono più di 341mila, cui va sommata una componente di oltre 31.500 volontari e poco più di 4mila operatori del servizio civile.

Tabella RSA 3 Fonte 5° rapporto Osservatorio Long Care, SDA Bocconi

Fonte 5° rapporto Osservatorio Long Care, SDA Bocconi

Quali sono, nel dettaglio, i problemi del comparto socioassistenziale? L’invecchiamento della popolazione sta diventando un’emergenza?

Oggi gli anziani non autosufficienti sono quasi 4 milioni e forse di più (3.959.395, nel 2021, fonte 6° Rapporto Osservatorio Long Term Care, SDA Bocconi); si stima che, nel 2041, 9,8 milioni di persone saranno destinate a vivere sole e, nel 2050, il 34,5% degli individui avrà più di 65 anni (Istat). Di fronte a questo evidente e inarrestabile invecchiamento della popolazione- che, certamente, rappresenta un’emergenza- il nostro sistema socio-sanitario si trova a fare i conti con la mancanza del 22% degli infermieri necessari, 13% dei medici e 11% di operatori socio-sanitari (dati riferiti al 2022, fonte 5° Osservatorio Long Term Care, SDA Bocconi) e c’è una forte discrepanza tra la domanda e l’offerta di simili figure professionali, anche tra i giovani neo-diplomati (non sono reperibili 59.100 posti di lavoro, Sistema Informativo Excelsior, Unioncamere – ANPAL). Alla carenza di personale specializzato si sommano poi i problemi dello stress e delle inadeguate condizioni contrattuali ed economiche, cui sono sottoposti i lavoratori del comparto.
Le principali problematiche che riguardano i lavoratori sono: carenza di personale, burnout e stress lavorativo, mancata valorizzazione contrattuale e retributiva.

Tabella RSA 5

Fonte Elaborazione Segreteria nazionale SNALV Confsal

C’è poi una disparità di trattamento tra i lavoratori del pubblico e del “privato accreditato” che voi di Snalv Confsal e Confsal evidenziate da tempo.

Esattamente. Snalv Confsal e Confsal denunciano l’ingiustificabile disparità di trattamento creata dal sistema di “accreditamento” tra i dipendenti propri del Servizio Sanitario Nazionale e quelli che invece lavorano nel socio-sanitario-assistenziale: il disallineamento tra rinnovi contrattuali ha creato una differenza mensile degli stipendi che arriva fino a 300 euro al mese, a discapito degli operatori delle RSA.
Quest’ultimi attendono ancora il rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) Anaste, scaduto da circa un anno e mezzo. L’associazione datoriale Anaste ha riferito alle organizzazioni sindacali la volontà di equiparare gli stipendi dei dipendenti a quelli dei colleghi del settore pubblico, accogliendo la nostra proposta ma- sottolineano i datoriali- soltanto a patto che la politica prenda in seria considerazione i problemi del comparto.

Tabella RSA 2 Fonte Istat

Fonte Istat

Politica cui Snalv Confsal e Confsal hanno indirizzato tre precise proposte.

Lo scorso febbraio, in occasione di un nostro convegno nazionale, a Roma, Snalv Confsal e Confsal hanno redatto tre proposte concrete per la riforma sull’assistenza agli anziani, attualmente in attesa dei decreti attuativi, riportate all’interno di un documento (chiamato Piattaforma), che è stato discusso e approvato da una rappresentanza di oltre trecento lavoratori del ramo socio-sanitario, iscritti al sindacato e presenti al convegno.
Abbiamo chiesto uguali stipendi tra pubblico e privato, con l’equiparazione delle retribuzioni dei dipendenti delle strutture accreditate a quelle dei colleghi del pubblico impiego, standard organizzativi adeguati sull’intero territorio nazionale, con la garanzia di un numero adeguato di operatori rispetto agli utenti assistiti, programmazione preventiva del fabbisogno di personale, con la creazione di un sistema di monitoraggio. Questo è, in sostanza, quanto domanda Snalv Confsal alla politica.

Tabella RSA 4 Fonte Istat

Fonte Istat

Che risposta avete ottenuto e vi aspettate dalle istituzioni?

Al momento, la politica appare distante dai problemi fondamentali del sistema, nel suo insieme. Manca una visione a lungo raggio, che prenda in seria considerazione il crescente numero di utenti cui bisogna sempre prestare servizi e cure di qualità. Snalv Confsal e Confsal hanno avviato un dialogo con i Ministeri della Salute e del Lavoro, la Conferenza delle Regioni e le singole Regioni per risolvere le problematiche del settore socio-sanitario. Le istanze del sindacato sono state presentate con un apposito documento, reperibile online, i cui contenuti ci auguriamo vengano recepiti nell’impianto della riforma all’esame di Governo e Parlamento.

Maria Mamone

Foto Maria Mamone

I vostri obiettivi di breve termine?

Nel breve periodo, l’obiettivo è quello di rinnovare il Contratto Collettivo Nazionale, anche qualora la politica continui a ignorare l’esistenza del problema.
Le istituzioni, però, sono indispensabili, perché l’organizzazione del lavoro va rivista nel suo complesso: anche nella sanità pubblica e negli altri comparti afferenti assistiamo a una fuga crescente. Il lavoro deve essere valorizzato, non soltanto per i soldi a fine mese, ma soprattutto per limitare lo stress che oggi ti porti a casa, tutti i giorni. La tematica non può essere più ignorata, perché da essa dipende la sostenibilità dell’intero sistema di welfare che, già oggi, soffre di carenze e inefficienze, procurando disagi a tutti noi, siamo come lavoratori che come cittadini.

 

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