Salviamo la Terra

 

Insieme possiamo agire

 

Con le crescenti richieste, gli esseri umani hanno spinto la natura oltre i suoi limiti. Negli ultimi 50 anni la popolazione umana è raddoppiata; l’economia globale è quasi quadruplicata e il commercio globale è aumentato di circa dieci volte. Ci vorrebbero 1,6 Terre per soddisfare le richieste che gli esseri umani fanno della natura ogni anno. L’emergere di COVID-19 ha sottolineato il fatto che, quando distruggiamo la biodiversità, distruggiamo il sistema che sostiene la vita umana. Sconvolgendo il delicato equilibrio della natura, abbiamo creato le condizioni ideali per la diffusione dei patogeni, inclusi i coronavirus. Siamo intimamente interconnessi con la natura.

Politici e amministratori hanno il compito di pianificare provvedimenti di tutela efficaci, che coinvolgano attivamente la cittadinanza e consentano di raggiungere obiettivi di benessere e di miglioramento a breve e a lungo termine in accordo con i programmi di sviluppo sostenibile europei e internazionali, quali l’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e la recente Comunicazione della Commissione europea The European Green Deal, nuovo punto di riferimento per le politiche europee.

Il Programma di azione delinea la visione generale dell’ambiente e della società fino al 2050, entro cui prevede che vivremo bene nel rispetto dei limiti ecologici del nostro pianeta. Prosperità e ambiente sano saranno basati su un’innovativa economia circolare senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società. La nostra crescita sarà caratterizzata da emissioni ridotte di carbonio e sarà da tempo sganciata dall’uso delle risorse, scandendo così il ritmo di una società globale sicura e sostenibile.

Le celebrazioni delle Giornate mondiali dell’Ambiente, della Terra e della Salute contribuiranno a unire la comunità globale in azioni per un cambiamento positivo.

 

L’AGENDA 2030: 15 ANNI PER RAGGIUNGERE 17 OBIETTIVI 

Entrata in vigore il 1 gennaio 2016, l’Agenda 2030 è il programma d’azione sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU che stabilisce 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – (Sustainable Development Goals, SDGs)

Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile guideranno il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 10 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

 

LA STRADA DA PERCORRERE

 

Il Green Deal europeo: un continente a impatto 0 

E’ l’obiettivo finale che l’Europa intende raggiungere entro il 2050. Attraverso il Green Deal, l’Ue indica la nuova strategia e la tabella di marcia da seguire per trasformare l’Unione in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva dove:

  • non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra (2050)
  • la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse
  • nessuna persona e nessun luogo sia trascurato.

 

L’Accordo di Parigi: limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC

L’Accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre 2015. Mira ad evitare pericolosi cambiamenti climatici, limitando il riscaldamento globale e rafforzando la capacità dei paesi di affrontarne gli impatti, sostenendoli nei loro sforzi.

L’UE e i suoi Stati membri, tra i 190 firmatari dell’accordo, hanno stabilito che:

  • la temperatura del nostro pianeta deve rimanere ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali 
  • l’aumento non deve superare 1,5°C per ridurre in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici
  • nella seconda metà del secolo un equilibrio tra emissioni e assorbimenti deve essere raggiunto.

 

La strategia per la biodiversità: trasformare, ripristinare e ridurre 

La nuova strategia europea sulla biodiversità per il 2030 è uno dei pilastri del Green Deal. E’ un piano a lungo termine, globale, sistemico e ambizioso per salvaguardare la natura e invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi. Tra i suoi obiettivi:

  • trasformare almeno il 30 % della superficie terrestre e dell’ambiente marino d’Europa in zone protette gestite in modo efficace.
  • ripristinare in tutta l’UE gli ecosistemi degradati che versano in condizioni precarie e ridurre le pressioni sulla biodiversità.
  • L’Italia si è dotata di una Strategia Nazionale per la Biodiversità già dal 2010.

 

La svolta green, secondo la Commissione Europea, deve essere al centro della ripresa post pandemia. Ogni stato dovrà usare a questo scopo almeno il 37% delle risorse del Ricovery Fund. Per l’Italia significa 37 miliardi di euro. Non stupisce dunque il ruolo centrale che il nuovo governo Draghi ha voluto assegnare alla transizione ecologica, e per cui ha voluto creare un Ministero ad hoc con a capo Roberto Cingolani, che faccia anche da raccordo tra i vari ministeri che riguardano maggiormente dedicato alla produzione, il consumo, la gestione del territorio e delle infrastrutture.

 

 

IMPATTI SUL TERRITORIO
In Italia cresce più il consumo di suolo che la popolazione
Oltre 130 mq di cemento per ogni neonato. Nel 2019 nascono 420 mila bambini e il suolo ormai sigillato avanza di altri 57 km2 (57 milioni di metri quadrati) al ritmo, confermato, di 2 metri quadrati al secondo. È come se ogni nuovo nato italiano portasse nella culla ben 135 mq di cemento. Lo spreco di suolo continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico. Non mancano segnali positivi: la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0” e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.

 

ECONOMIA CIRCOLARE
Con i rifiuti abbiamo toccato il fondo
C’è un mare di rifiuti nelle spiagge italiane e nei fondali marini e il 75 % è plastica. La grave situazione varia da area ad area: nei fondali rocciosi, dai 20 ai 500 metri di profondità, le concentrazioni più alte di sul fondo si trovano nel Mar Ligure, nel golfo di Napoli e lungo le coste siciliane. Non va meglio nelle spiagge Italiane: i litorali nazionali “ospitano” dai 500 ai 1000 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia, situazione allarmante se si considera per essere considerata pulita e in buono stato ambientale, una spiaggia deve contenere meno di 20 rifiuti marini ogni 100 metri lineari di costa.

VERSO UNA INDUSTRIA PIU’ SOSTENIBILE
Dagli allevamenti il 78% delle emissioni nazionali di ammoniaca
Le emissioni di ammoniaca derivanti dagli allevamenti intensivi hanno occupato le prime pagine di molti quotidiani. Ma quanto inquinano? Nel 2018 le emissioni del settore agricoltura costituiscono il 7% delle emissioni di gas serra, circa 30 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Quasi l’80% deriva dagli allevamenti: bestiame bovino (quasi il 70%) suino (più del 10%), mentre il 10% dall’uso dei fertilizzanti sintetici. Per gli allevamenti, la maggior parte delle emissioni deriva dalla fermentazione enterica a carico dei ruminanti e dalla gestione delle deiezioni (stoccaggio e spandimento). Dal 1990 le emissioni sono scese del 13% a causa della riduzione del numero dei capi, delle superfici e produzioni agricole, dell’uso dei fertilizzanti sintetici e dei cambiamenti nei metodi di gestione delle deiezioni.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
La parola ai pescatori
Il nostro Mediterraneo sta cambiando rapidamente sotto la spinta del riscaldamento globale e delle specie invasive. Cambiamenti climatici e attività antropiche stanno, infatti, provocando una vera e propria redistribuzione delle specie viventi in tutto il pianeta: una riorganizzazione su grande scala che può essere considerata per gran parte irreversibile. Il fenomeno si estende lungo enormi spazi naturali che possono essere molto difficili da monitorare con i metodi tradizionali e con le risorse disponibili. Le osservazioni dei pescatori locali di Albania, Montenegro, Tunisia, Grecia, Cipro, Libano, Slovenia, Turchia ed Italia intervistati da 22 gruppi di ricerca mediterranei coordinati dall’ISPRA hanno permesso di ricostruire recenti cambiamenti di distribuzione di 75 specie ittiche del Mediterraneo. E’ il caso di alcune specie native come il pesce serra, il barracuda e il pesce pappagallo mediterraneo, che si sono espanse verso nord approfittando di condizioni climatiche più favorevoli. Ci sono poi specie tropicali, come i pesci coniglio, il pesce palla maculato ed il pesce scorpione che hanno attraversato il canale di Suez causando severi impatti ecologici e socio-economici.

L’ACQUA TRA RISORSA E PERICOLO
Acque più trasparenti dopo il confinamento
Acque particolarmente limpide e una situazione nel complesso stabile per le sostanze legate alle attività produttive. È il primo quadro generale che è emerso dal monitoraggio straordinario effettuato da SNPA e dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto a partire dal mese di aprile, su richiesta del Ministero dell’Ambiente per fotografare gli effetti del confinamento sulle acque italiane. Elemento comune a diverse regioni è la particolare trasparenza del mare, con valori superiori alle medie stagionali. In alcuni tratti del ponente ligure la visibilità della colonna d’acqua arriva fino a 15 metri di profondità, quando normalmente raggiungeva i 10 m. Aumentata la trasparenza anche in diverse località del Lazio. Ad influire su questo fenomeno non è solo l’assenza delle attività umane, ma anche la scarsità delle piogge e particolari fattori meteo-climatici che hanno portato in mare una quantità minore di solidi sospesi.

IL RUMORE E L’AMBIENTE
Noise in Europe 2020
Pubblicato il report dell´Agenzia europea dell’ambiente: 113 milioni di persone esposte al rumore da traffico, prima fonte di esposizione. Il traffico stradale è la principale fonte di inquinamento acustico in Europa, secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) Noise in Europe – 2020, con livelli di rumore che dovrebbero aumentare, nel prossimo decennio, sia nelle aree urbane che rurali, a causa della crescita dei centri urbani e dell’aumento della domanda di mobilità. Ferrovie, aeromobili e industria sono le altre principali fonti di inquinamento acustico ambientale.

FRAGILITA’ DEL TERRITORIO
Oltre 7 milioni di persone abitano territori vulnerabili
Più di 1 milione di persone in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (PAI – Piani di Assetto Idrogeologico) e più di 6 in zone a pericolosità idraulica ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni. Nove le regioni con il 100% di comuni a rischio idrogeologico: Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria a cui si aggiungono l’Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento con percentuali tra il 90% e il 100%. Sono i numeri del dissesto idrogeologico in Italia indicatori di rischio relativi a popolazione, famiglie, edifici, imprese e beni culturali

 

FONTE:  ISPRA Istituto per la Ricerca e la Protezione Ambientale, SNPA Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, SINA  Sistema Informativo Nazionale Ambientale,  IPBES Piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici,  organismo intergovernativo indipendente istituito dagli Stati per rafforzare l’interfaccia di politica scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, il benessere umano a lungo termine e lo sviluppo sostenibile.

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